Essere presenti nel tempo attuale segnato dalla sospensione e dal cambiamento

Questo tempo sospeso e deragliato ha messo in discussione la nostra usuale percezione del tempo, facendo mancare "il tempo sotto i piedi". Essere presenti in questo contesto non significa semplicemente esistere, ma implica interrogarsi su come la nostra presenza si manifesta in un momento in cui le coordinate del passato e del futuro sembrano sfumare.

Il significato profondo dell'appello e della risonanza come elementi centrali della presenza e della relazione

L'appello a scuola non è un semplice conteggio, ma una chiamata a risuonare, a esprimersi. Essere presenti significa rispondere a questa chiamata, esprimere la propria voce e creare un legame con gli altri. La scuola, in quanto tempo sospeso, dovrebbe essere un luogo dove si impara il proprio tempo di risonanza propria, dove la presenza è un risonare di memoria e di altre presenze.

Il ruolo fondamentale del legame e della corporeità per la conoscenza di sé e per superare l'isolamento

"Si è presenti quando si è legati". La pandemia ha evidenziato la mancanza di corporeità, della possibilità di guardarci negli occhi e di riconoscerci. In un'era digitale caratterizzata da una massima esposizione, ma spesso da una mancanza di vera relazione e distanza riflessiva, è cruciale riacquistare la distanza della parola per stabilire legami autentici e non superficiali. La conoscenza di sé non avviene attraverso l'affermazione di sé (come nell'odio), ma attraverso l'incontro e il guardarsi negli occhi dell'amico che ti vuole bene. La scuola e la comunità dovrebbero favorire questi legami e questa accordatura tra regole e relazioni.

Di cosa parleremo?

La scuola e il Covid. Apprendere il proprio tempo significa esserci, essere. Non basta la semplice presenza o l’atto di presenza, e reclamare l’andare scuola contro la didattica a distanza. Cosa vuol dire essere presenti? Davanti a cosa e a chi? Il problema è la presenza per come si è presenti in questo tempo, per come lo stiamo passando, per come lo sentiamo proprio, per come lo racconteremo. Il contributo di un filosofo straordinario che insegna il pensiero nelle carceri e nelle scuole di periferia.

Giuseppe Ferraro

Già professore di Filosofia Morale alla Federico II di Napoli, tiene corsi di filosofia nelle carceri e nei luoghi d’eccezione, “nei quartieri del buon Dio” delle periferie del mondo e nelle scuole cosiddette “a rischio”. È responsabile di “Filosofia fuori le mura”, scuola d’arte e filosofia.

Guarda la lecture gratuitamente!

L'accesso è riservato a chi come te è socia/o della Scuola Capitale Sociale